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Cino Da Pistoia vs. Dante Alighieri
#1
Messer Cino Da Pistoia a Dante

Novellamente Amor mi giura e dice
d’una donna gentil, s’i’ la riguardo
che per vertù de lo su’ novo sguardo
ella sarà del meo cor beatrice.

Io, c’ho provato po’ come disdice,
quando vede imbastito lo suo dardo,
ciò che promette, a morte mi do tardo,
ch’i’ non potrò contraffar la fenice.

S’io levo gli occhi, e del suo colpo perde
lo core mio quel poco che di vita
gli rimase d’un’altra sua ferita.

Che farò, Dante? ch’Amor pur m’invita,
e d’altra arte il tremor mi disperde
che peggio che lo scur non mi sia ‘l verde.


Dante A Cino

I’ ho veduto già senza radice
legno ch’è per omor tanto gagliardo,
che que’ che vide nel fiume lombardo
cader suo figlio, fronde fuor n’elice;

ma frutto no, però che ‘l contradice
natura, ch’al difetto fa riguardo,
perché conosce che saria bugiardo
sapor non fatto da vera notrice.

Giovane donna a cotal guisa verde
talor per gli occhi sì a dentro è gita
che tardi poi è stata la partita.

Periglio è grande in donna sì vestita:
però l’affronto de la gente verde
parmi che la tua caccia non seguer de’.
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